Il romanzo L'anno dell'uragano è ambientato a Galveston, in Texas, e Lansdale utilizza la catastrofe naturale come sfondo per raccontare anche le profonde disuguaglianze razziali dell'America dell'epoca, intrecciandole a una storia di boxe, violenza e sopravvivenza.
Questa volta la lettura non mi ha convinta, nonostante apprezzi l'autore per il suo stile diretto, ruvido e spesso sopra le righe, capace di mescolare pulp, violenza, ironia e critica sociale.
L'anno dell'uragano: la recensione
La vicenda è ambientata a Galveston tra il 4 e il 9 settembre del 1900, nei giorni che precedono e accompagnano uno degli uragani più devastanti della storia degli Stati Uniti. Al centro della storia c'è il giovane pugile afroamericano «Lil» Arthur, personaggio ispirato al futuro campione dei pesi massimi Jack Johnson.
Dopo aver sconfitto in un incontro clandestino il pugile bianco Forrest Thomas, conquistando il titolo locale, Arthur diventa un bersaglio per chi non accetta che un pugile nero possa primeggiare in una società profondamente razzista.
Ronald Beams, presidente dello Sporting Club cittadino, decide così di organizzare una nuova sfida e ingaggia Jim McBride, un combattente violento e senza scrupoli. Non si tratta soltanto di riconquistare il titolo: a McBride viene offerta una ricompensa aggiuntiva se riuscirà a uccidere Arthur durante l'incontro.
Il giovane pugile sa perfettamente a cosa va incontro, ma decide comunque di combattere, spinto dall'orgoglio e dalla possibilità di conquistare, con una vittoria, un importante riscatto personale e sociale.
Mentre i due avversari si preparano alla sfida, però, sul Golfo del Messico si sta formando una tempesta di proporzioni eccezionali. Gli abitanti di Galveston ne sottovalutano inizialmente la pericolosità e continuano la loro vita quotidiana, ignari della tragedia che sta per abbattersi sulla città.
Le storie dei due pugili si intrecciano così con quelle degli abitanti di Galveston fino a quando l'uragano raggiunge la città con tutta la sua violenza. Case ed edifici vengono distrutti e la città viene trasformata in un enorme scenario di devastazione.
Nonostante il cataclisma, Arthur e McBride decidono di affrontarsi comunque. Il loro incontro prosegue mentre intorno a loro infuria la tempesta, fino a quando la furia del vento travolge anche il luogo della sfida.
La sfida tra i due uomini diventa così soltanto una parte di una vicenda molto più grande, nella quale i protagonisti dovranno confrontarsi con la forza devastante della natura.
L'ambientazione storica e il tono pulp sono sicuramente nelle corde dell'autore, ma questa volta ho fatto più fatica a lasciarmi coinvolgere dalla storia.
Devo ammettere di essere rimasta piuttosto delusa dal romanzo, acquistato online. L'ambientazione è probabilmente l'aspetto che ho trovato più interessante. La Galveston del 1900 viene descritta attraverso le sue contraddizioni: da una parte una città ricca e in crescita, dall'altra una realtà segnata dal razzismo e dalle disuguaglianze. Anche la scelta di far coincidere la vicenda con il grande uragano permette di mettere in evidenza quanto siano fragili le certezze di tutti: ricchi e poveri.
L'autore descrive una società nella quale il colore della pelle può determinare il destino di una persona, una tematica che rende il romanzo più stratificato di quanto potrebbe sembrare a prima vista.
Chi conosce l'autore sa che non è certo uno scrittore da mezze misure e anche in questo romanzo non mancano situazioni crude e un linguaggio piuttosto scurrile. McBride è un personaggio che non lascia indifferenti: violento, razzista, borioso.
Tutti questi elementi non sono riusciti a trasformarsi in una storia capace di coinvolgermi davvero, come aveva fatto ad esempio L'isola della paura di Lehane.
Titolo: L'anno dell'uragano (The Big Blow)
Autore: Joe R. Lansdale
Anno: 2000
Editore: Einaudi
Pagine: 136

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