Ho recuperato Carne nella fornace di Dean R. Koontz in un mercatino dell'usato, incuriosita soprattutto dalla sinossi. Pubblicato originariamente nel 1972, è uno dei primi romanzi dell'autore e appartiene a una fase molto diversa rispetto ai thriller horror per i quali Koontz sarebbe diventato famoso.
L'idea di un essere quasi divino che crea dalla materia delle creature simili agli esseri umani, dotate di sentimenti e capacità di pensiero, per poi essere costretto a distruggerle, mi aveva immediatamente incuriosita. Mi aspettavo quindi una storia molto più vicina alla fantascienza e a una sorta di riflessione sul rapporto tra creatore e creatura.
Carne nella fornace: la recensione
Pertos Godelhausser vive in una sorta di universo sospeso tra fantascienza e incubo ed è considerato una figura quasi divina. Attraverso una misteriosa Fornace è in grado di creare delle piccole creature artificiali, simili agli esseri umani per aspetto e caratteristiche, che vengono chiamate "burattini".
Questi esseri non sono semplici oggetti: possiedono intelligenza, emozioni, desideri e paure. Possono provare amore e odio, gioia e sofferenza, ma hanno un destino già stabilito. Una volta terminato il loro compito negli spettacoli portati in scena, devono essere riportati alla Fornace, dove vengono distrutti e ricondotti alla materia originaria.
Pertos svolge quindi contemporaneamente il ruolo di creatore e distruttore, in un ciclo apparentemente inevitabile.
Ad assisterlo c'è Sebastian, definito "idiota", un uomo con gravi limiti cognitivi, apparentemente incapace di comprendere pienamente ciò che accade intorno a lui, ma che nasconde un passato e un segreto molto più oscuro di quanto si possa immaginare.
Il vero problema nasce quando alcune delle creature cominciano a mettere in discussione il proprio destino. Se sono dotate di pensiero, emozioni e volontà, perché dovrebbero accettare di essere create soltanto per essere successivamente distrutte?
Da questa domanda prende forma una storia sempre più inquietante, nella quale il rapporto tra creatore e creatura assume connotazioni quasi religiose e il confine tra divinità, uomo e mostro diventa sempre più sottile.
Devo ammettere che la presentazione del libro mi aveva creato aspettative altissime, ma Carne nella fornace non è esattamente come mi aspettavo.
Nonostante sia abbastanza breve, ho impiegato tantissimo a leggerlo, il ritmo non riesce a mantenere la stessa intensità e alcune parti avrebbero potuto essere sviluppate diversamente.
La trama non mi ha convinto appieno e, circa a metà, è andata in una direzione che non mi aspettavo. Ed è proprio qui che entra in gioco un aspetto che considero importante quando si parla di libri recuperati attraverso vecchie edizioni: a volte una sinossi può costruire nella nostra testa un romanzo completamente diverso da quello che troveremo tra le pagine.
Pensavo di leggere una storia sulla ribellione delle creature nei confronti del proprio creatore, quasi una versione fantascientifica e horror del mito di Dio e dei suoi figli. In realtà, il romanzo segue una strada più particolare assumendo atmosfere da horror.
Considerando che risale al 1972, alcune idee risultano ancora interessanti e l'atmosfera cupa è sicuramente uno degli elementi che ho apprezzato maggiormente. Koontz procede in maniera caustica e senza troppi compromessi, costruendo una storia che diventa progressivamente più inquietante.
Ho trovato particolarmente interessanti i brevi passaggi dedicati ai testi sacri delle Vonopo, le creature aliene legate alla misteriosa Fornace. Sono forse le pagine che mi hanno incuriosita di più, perché introducono una dimensione quasi mitologica.
È un'idea che offre diversi spunti di riflessione: cosa succede quando una creatura diventa consapevole della propria esistenza? E soprattutto, cosa può accadere quando chi l'ha creata pretende di controllarne anche il destino?
Pertos e poi l'"idiota" creano e distruggono i "burattini" ma quest'ultimo si fa condizionare dall'attrazione che prova per la bella Bitty Belina e questo sarà la sua rovina.
In un gioco tra carnefici e vittime, alla fine nessuno di loro ne uscirà bene e forse la morale della storia è proprio questa: nessuno può vivere per sempre, nonostante il potere che si pensa di avere sugli altri.
avremmo scoperto che noi stessi siamo dei burattini, su scala molto più grande. Noi abbiamo le nostre commedie. Ci sono cicli che si ripetono.
Anche la componente di terrore e violenza mi è sembrata meno estrema di quanto venga fatto pensare dalla presentazione del libro: la parte più violenta arriva soprattutto nella fase conclusiva.
Ritengo sia una lettura particolare, sicuramente condizionata dai gusti personali e adatta a chi ama Koontz e voglia leggere tutte le sue opere.
Titolo: Carne nella fornace (The Flesh in the Furnace)
Autore: Dean R. Koontz
Anno: 1972
Editore: Delta Editrice
Pagine: 184

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