Alcuni incontri sembrano scritti dal destino, altri nascondono fin dall'inizio crepe invisibili. Il romanzo 56 giorni trasforma una storia d'amore nata per caso in un enigma inquietante, chiuso tra le mura di un appartamento durante il lockdown.
Questo è un thriller che dimostra come l'isolamento possa diventare l'alleato perfetto per un assassino.
56 giorni: recensione del romanzo
Ciara e Oliver si conoscono a Dublino pochi giorni prima che il mondo cambi. Un incontro casuale al supermercato, una scintilla immediata, poi la pandemia che irrompe nelle loro vite. Quando il lockdown minaccia di separarli, decidono di andare a vivere insieme, nonostante si frequentino da pochissimo.
Per Ciara è l'occasione di sottrarsi a pressioni e aspettative; per Oliver, invece, la convivenza rappresenta un'opportunità più ambigua: nascondere parti della propria identità che non vuole rivelare. La narrazione si muove su più piani temporali: da un lato l'inizio della relazione, dall'altro il presente, in cui nell'appartamento viene rinvenuto un cadavere in avanzato stato di decomposizione.
Gli investigatori guidati dall'ispettore Leah Riordan cercano di ricostruire cosa sia accaduto nelle settimane precedenti, mentre il lettore alterna il punto di vista dei protagonisti, entrando gradualmente nei loro pensieri più intimi. In un crescendo silenzioso, la verità si avvicina, ribaltando percezioni e certezze che si pensava di avere.
Il punto di forza del romanzo è l'ambientazione: il lockdown non è solo uno sfondo, ma un elemento strutturale della trama. Le restrizioni, la solitudine e la sospensione del tempo amplificano la tensione e rendono plausibile un isolamento quasi totale, dove ciò che accade tra quattro mura può restare invisibile al mondo.
La struttura narrativa, costruita su salti temporali continui tra "prima" e "oggi", mantiene viva la curiosità e permette di conoscere gradualmente Ciara e Oliver. L'autrice gioca abilmente con le prospettive, portando il lettore a formulare ipotesi che vengono poi rimesse in discussione. L'analisi psicologica è approfondita, nonostante il comportamento di Ciara non appaia coerene, e rende i personaggi credibili nelle loro fragilità e ambiguità.
Il ritmo però in alcuni momenti si appiattisce e la storia diventa poco incisiva. Non si tratta di un thriller ricco di azione o di colpi di scena eclatanti, ma di una storia che costruisce l'inquietudine in modo progressivo.
Il finale, coerente con l'impostazione psicologica del romanzo, lascia una sensazione amara e malinconica più che uno shock improvviso.
56 giorni è un thriller intimo e contemporaneo che riflette su identità, fiducia e manipolazione, sfruttando un contesto reale per costruire una storia di suspense. Una lettura consigliata a chi ama i gialli psicologici dove il vero enigma non è solo il delitto, ma la persona che abbiamo accanto.
Alla fine Ciara piange due persone: Oliver e Shane, ma non voglio svelare di più.
Scoprendo che dal romanzo è stata tratta una serie televisiva in onda su Amazon Prime Video ho voluto guardarla. Ebbene, la serie è ambientata negli Stati Uniti e il finale è completamente differente, però nel complesso devo dire che risulta più appassionante.
Titolo: 56 giorni (56 Days)
Autore: Catherine Ryan Howard
Anno: 2025
Editore: Fazi Editore
Pagine: 368

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