15 febbraio 2019

Perché Cent'anni di solitudine mi ha deluso

Cent'anni di solitudine di García Márquez è uno dei romanzi che mi hanno deluso, come altri, molto famosi, dei quali avevo già raccontato.

La lettura di questo libro, scritto nel 1967, è molto scorrevole anche se risulta un poco difficile seguire le vicende di ogni componente della famiglia. Hanno gli stessi nomi e sembra che vivano le stesse vite in un piccolo villaggio sperso nella palude.

Perché Cent'anni di solitudine mi ha deluso

Cent'anni di solitudine: la trama



In Cent'anni di solitudine di García Márquez viene narrata la vita della famiglia di José Arcadio Buendìa. Un tempo viveva a Riohacha ma, per sfuggire alle incessanti visioni del fantasma di un uomo che aveva ucciso per il suo onore, attraversa la palude con altre famiglie e fonda la cittadina di Macondo.
Al principio lungo il fiume ci sono solo 20 case fatte di argilla e canne selvatiche, ma col tempo il paese si popola e le case diventano sempre più belle e piene di oggetti di lusso.
Ogni tanto arriva a Macondo una famiglia di zingari, guidati da Melquìades, che portano novità e cose mai viste.
Josè Arcadio è appassionato di invenzioni e ogni volta spende tutti i soldi per acquistare oggetti che si rivelano inutili, nel contempo instaura un’amicizia con Melquìades che vivrà nella loro casa.
La moglie Ursula è una donna forte che riesce a frenarlo un poco nella sua avventatezza, ma col passare degli anni si ritrova a dover badare a figli, nipoti, pronipoti. Tutti portano nomi simili e hanno nelle vene una passione che li spinge ad accoppiarsi, anche tra membri della stessa famiglia.
Uno dei figli un giorno parte con gli zingari, per tornare anni dopo, un nipote inizia una guerra, per ribellarsi a leggi ingiuste, che durerà anni e costerà moltissimi vittime.
Col tempo arriva anche la civiltà in questo piccolo paese, portata dall'arrivo della ferrovia, che favorirà l'arrivo di nuove persone, la nascita di piantagioni di banane e lo sfruttamento della popolazione, che quando si ribella viene falcidiata senza pietà.

Le vicende dei membri della famiglia sembrano ripetersi di generazione in generazione e Ursula afferma, riferendosi ai figli:
Sono tutti uguali, sulle prime crescono bene, sono ubbidienti ed educati e sembrano incapaci di ammazzare una mosca, ma appena gli cresce la barba si buttano alla perdizione.
Nell'epilogo finale scopriamo cosa contenevano le pergamene di Melquìades, il destino di questa famiglia prima che si fosse compiuto e che solo l’ultimo della stirpe lo riesce a decifrare.

Recensione di Cent'anni di solitudine


In Cent'anni di solitudine tutti sono ossessionati dalle donne, sia dalle prostitute che da quelle della famiglia, e vivono in un'apparente ozio e nella monotonia che provoca una solitudine interiore.
Le donne sono personaggi passionali ma strani, hanno comportamenti che rasentano la follia: chi mangerebbe per una delusione d’amore terra e calcinacci?
Alcuni di loro hanno anche premonizioni e vedono le cose prima che accadano, fortuna o disgrazia?
Ogni persona ripete gli stessi gesti ogni giorno, sembra che quello che viene fatto al giorno venga sfatto alla notte per ricominciare il giorno dopo il lavoro.
Certamente il racconto non va preso alla lettera ma è molto simbolico, altrimenti non si spiegherebbero molte cose, come la disponibilità di denaro in un paese “fuori dal mondo”, lontano dalla civiltà e con pochi contatti con l'esterno.
La guerra nata per futili motivi, come il rifiuto di pitturare le case di azzurro, è un pretesto dello scrittore per schierarsi contro i regimi totalitari e contro ogni tipo di sopruso da parte delle autorità.

In queste pagine vengono descritti i comportamenti più abietti che possa avere un uomo quando comanda dei soldati e ordina fucilazioni, rastrellamenti solo per la smania di potere e di ripicca su altri.
Anche l’arrivo delle compagnie delle banane mostra come si possa sfruttare una popolazione, molto primitiva, e negargli i diritti più elementari solo per guadagnare di più e sconvolgere l’ambiente con piantagioni che prima non esistevano.

Un libro molto bello contro i regimi totalitari è La fattoria degli animali, molto diverso e più scorrevole.


Anche se non nego un valore a questo romanzo ho trovato la sua lettura noiosa e poco avvincente, forse perché le sordide storie di sesso tra familiari sono lontanissime dalla nostra cultura o forse proprio per la sensazione di monotonia nelle loro storie. Ecco perché Cent'anni di solitudine mi ha deluso.

Titolo: Cent'anni di solitudine (Cien años de soledad)
Autore: Gabriel García Márquez
Editore: Mondadori
Anno: 1967
Pagine: 378

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