13 febbraio 2019

Canne al vento: il capolavoro della Deledda

Anni fa mi ero ripromessa di leggere almeno un'opera degli autori insigniti del Premio Nobel per la Letteratura e perciò avevo preso in prestito in biblioteca Canne al vento, il capolavoro di Grazia Deledda.

La storia del romanzo è ambientata nella Sardegna della fine dell'800 a Galtellì, piccolo borgo del nuorese.
Nel racconto vengono descritte le misere condizione degli abitanti dell'isola, che spesso devono fare i conti con le febbri malariche, e le leggende che fanno fantasticare le menti di questa povera gente.

Canne al vento: il capolavoro della Deledda


La trama di Canne al Vento



La storia di Canne al vento della Deledda è raccontata da Efix, un servo della nobile famiglia Pintor, ora caduta in rovina e alla quale è rimasto solo un poderetto che serve al loro sostentamento.
Efix è l'unico che si occupa della sua coltivazione e rinuncia pure a chiedere di essere pagato alle sue padrone, perché è logorato da un senso di colpa, e ha un forte senso di dedizione per le tre sorelle, Ester, Ruth e Noemi.
Anni prima la loro sorella minore Lia scappò dal paese per sfuggire al padre/padrone, che non le faceva uscire di casa né affacciare alle finestre, e alla miseria. Andò a Roma e per questo tutti i compaesani allontanarono la famiglia e le altre tre sorelle che non si sposarono più, perché macchiate dal disonore.
Il padre, don Zame, alcuni anni dopo fu ritrovano privo di vita lungo un sentiero, forse in attesa del ritorno della figlia.
Ora il figlio di Lia, Giacomo, scrive loro di voler tornare per conoscerle e costruirsi un futuro nel paese e le tre sorelle non lo vorrebbero temendo il peggio.
Ma non potendo fermare il suo viaggio chiedono a Efix di sorvegliarlo e di controllare che non mandi in rovina la famiglia.

Recensione di Canne al vento


Grazia Deledda in Canne al vento fa un uso abbastanza frequente di termini dialettali per rendere il racconto più realistico e portarci nell'atmosfera di una terra aspra e difficile.

Il tema principale del racconto è quello della sofferenza, dell'amore che provoca sofferenze e della morte, insomma un libro senza dubbio tragico e realistico.

Le tre sorelle, dai nomi biblici, sono l'esempio di come una donna possa invecchiare senza conoscere la gioia di innamorarsi. Prima furono ostacolate dal padre, che le voleva maritate a uomini ricchi, e poi si ritrovarono legate a costumi sociali ormai superati.
Noemi, la più giovane delle tre, sembra aver rinunciato comunque a trovare marito, dedicandosi solo alle cure della casa, e perciò diventa fredda e austera.
Anche se anagraficamente non sono ancora troppo vecchie, nell'aspetto e nell'anima sono sorpassate e l'arrivo del giovane nipote Giacinto sembrerebbe dare nuova linfa alla loro casa che sta decadendo giorno dopo giorno senza nessuna cura.
Noemi vorrebbe odiare il nipote ma prova per lui sentimenti differenti, come se la giovinezza di Giacinto portasse nel suo cuore nuova linfa e sete di vita, al posto del dolore e della malinconia.
Dopo la morte di don Zame, le tre sorelle si erano chiuse in casa celandosi ai compaesani e per i debiti avevano dovuto vendere quasi tutte le loro terre, si sentivano misere e senza più speranza di trovare felicità.

La solitudine, così odiata un tempo perché imposta dalla prepotenza paterna, diventa un'estrema difesa al loro orgoglio di aristocratiche, anche se decadute.
Il giovane ottiene i favori di molte donne col suo aspetto curato e i denari che sembra avere, ma il sospetto che non sia come sembrerebbe anima Efix, attento osservatore della gente.
Però anche Efix si lascia ingannare dal giovane per il troppo amore che vuole alle sorelle, che considera la sua famiglia, perché auspica che Giacinto faccia tornare all'antico splendore la casa e il podere.
Giacinto s'innamora di Grixenda, sedicenne orfana che vive con la nonna Pottoi, ma la ragazza è povera e di origini umili, non adatta al discendente di una nobile famiglia, anche se caduta in rovina. Perciò la loro relazione viene ostacolata dalle zie e anche da Efix.
Nel paese sono ancora forti le tradizioni che vogliono alcune famiglie privilegiate e che impediscono i matrimoni tra classi sociali differenti.
Molte donne fanno le usuraie e riescono a racimolare autentiche fortune sulle disgrazie degli altri, ma pur diventando ricche sono considerate molto male proprio da quelli che vivono con i soldi che prendono in prestito.
Ne è un esempio Kallina, l'usuraia che presta sempre soldi a tutti e che causerà la rovina di Giacinto, che si vede morire nel piccolo paese dove non c'è nulla da fare se non giocare e di conseguenza perdere molti soldi!
Giacinto è l'esempio del giovane ozioso che non ha voglia di lavorare, che vive alle spalle della famiglia, che cerca la via più facile per sopravvivere e che agisce senza pensare alle conseguenze. Arriva persino a commettere dei fatti gravi per farsi vedere grande e ricco, ma è anche consapevole di fare del male e forse alla fine si pente delle sue azioni sconsiderate.
Efix evoca la sofferenza, con la sua figura smagrita e il suo aspetto emaciato, come se volesse spiare una colpa, infatti i fantasmi del passato spesso gli si mostrano nelle figure di don Zame e della moglie Maria Cristina.
Il servo ha un profondo rispetto e attaccamento per le tre sorelle e lavora per loro da vent'anni senza riceve salario.

Il titolo del romanzo evoca l'immagine di canne sospinte dal vento, piegate dai suoi soffi, come la sorte piega le persone ai suoi voleri senza che ci si possa ribellare.
Una delle frasi più belle e che mi ha colpito per molti motivi è questa:
L'amore è quello che lega l'uomo alla donna e il denaro quello che lega la donna all'uomo
Forse c'è un pizzico di verità, ma voglio credere che non sia vero, che l'amore sia vissuto senza pensare ai soldi, ma solo come desiderio di condividere la propria vita con una persona per noi speciale.
Il romanzo pur essendo molto descrittivo e scritto molto bene dalla Deledda non mi è piaciuto molto, non è riuscito a catturare sufficientemente la mia attenzione e, nonostante sia abbastanza brev,e ho impiegato parecchio per leggerlo.
Ho trovato troppo forzato il personaggio di Efix, disposto a sacrificare completamente la propria vita per la famiglia Pintor, forse è una figura che appartine ad altri tempi, oggi non potrebbe esistere un uomo così servizievole e devoto verso i propri padroni.

Biografia di Grazia Deledda


Grazia Deledda è nata a Nuoro nel 1871, pur non facendo studi regolari, lesse molti romanzi e già a sedici anni pubblicò le sue prime novelle che suscitarono molto scalpore nell'ambiente chiuso di provincia.
I suoi racconti prendono spunto dalla sua terra natia, dai paesaggi, dalle usanze e tradizioni della sua gente.
Dopo il matrimonio si trasferisce a Roma ma, pur continuando a scrivere, non amava l'ambiente letterario della capitale e detestava comparire in pubblico visto il suo carattere schivo.
Nel 1927 ottenne il premio Nobel per la letteratura, unica donna italiana, ma non mutò le sue abitudini.
Morì a Roma nel 1936.

Titolo: Canne al vento
Autore: Grazia Deledda
Editore: Newton Compton
Anno: 1913
Pagine: 188

2 commenti:

  1. Grazie per questa recensione .Non ho letto il romanzo ma le tue parole mi hanno destato curiosità e interesse per cui penso di comprare il libro e leggerlo appena possibile
    Elisa

    RispondiElimina
  2. Lessi questo libro quando frequentavo le superiori e rimasi colpita proprio dalla drammaticità dei personaggi e dalla capacità dell'autrice di esprimerne la profondità.
    Maria Domenica

    RispondiElimina

Prima di commentare ti invito a leggere la Privacy Policy del blog per l'accettazione.