29 agosto 2018

Il mio nome è rosso il capolavoro di Pamuk

Lo scrittore turco Orhan Pamuk ha ottenuto il successo internazionale col romanzo Il mio nome è rosso che è stato pubblicato nel 1998.

Lo scrittore premio Nobel per la letteratura ambienta la storia nel 1591 a Istanbul nel mondo dei miniaturisti che lavoravano per il Sultano e racconta il contrasto tra tradizione e modernità come a voler fare un parallelo con i conflitti nella Turchia odierna.

Il mio nome è rosso il capolavoro di Pamuk

Il mio nome è rosso



Nel romanzo Il mio nome è rosso il protagonista è Zio Effendi che è stato incaricato in segreto proprio dal Sultano di realizzare un'opera ispirata alle tecniche occidentali che volevano l'uso della prospettiva, dei ritratti e del disegno reale del mondo.
In oriente si usava ancora dipingere non ciò che vedeva l'occhio ma quello che Allah faceva vedere e perciò da secoli venivano riproposti gli stessi disegni.
Una sera viene ucciso uno dei miniaturisti, Raffinato Effendi, che lavoravano al libro e il nipote di Zio Effendi, Nero, deve scovare l'assassino proprio nel mondo dei miniaturisti.
Nero è ritornato in città dopo 12 anni ed è sempre innamorato di Sekure, la figlia di Zio Effendi, che lo aveva respinto e che ora ha due figli e un marito disperso in guerra.

Il romanzo parla d'amore, di intrighi alla corte del Sultano ma soprattutto del mondo dei miniaturisti e del contrasto tra tradizione e modernità.
Da una parte c'è la tradizione simboleggiata dal capo dei miniaturisti Maestro Osman che ritiene che lo stile personale sia un difetto da correggere oppure una vanità e non vuole mutare il modo di dipingere.
Dall'altro lato c'è Zio Effendi che prende l'incarico di realizzare un'opera nuova e diversa che riporti persino il ritratto del Sultano alla maniera occidentale.
Il progetto che doveva essere segreto però diviene di pubblico dominio e incominciano a girare voci sul pericolo delle nuove tecniche contrari al volere di Allah e per questo i seguaci del predicatore di Erzurum aggrediscono i miniaturisti.

Nero e il Maestro Osman devono scoprire l'assassino attraverso l'esame dei disegni fatti finora dai quali esce un particolare che lo distingue ma non sarà facile.
I tre sospettati sono miniaturisti che hanno lavorato per venticinque anni fianco a fianco, subendo botte, umiliazioni e attenzioni da parte del Maestro che ora non riesce a pensare a loro come assassini.
I tre sono Farfalla, che lavora per piacere dell'occhio e la fede non per il denaro e la fama, Cicogna, che pensa che il tempo renda il disegno perfetto, Oliva, che dice che la miniatura è il ricordo di ciò che Allah ci fa vedere.

Il bello del romanzo è che ogni capitolo viene raccontato da uno dei protagonisti, a volte persino da un cane o da un cavallo che sono raffigurati sulle miniature, facendoci vedere le cose in diverse prospettive.

Il tema principale è l'arte della miniatura che si tramandata per secoli senza modifiche in Oriente perché così è il volere di Allah.
Viene raccontato come si realizzano i disegni, come si fanno le decorazioni dorate, come purtroppo i miniaturisti siano destinati a diventare ciechi per il troppo lavoro.
I disegni ritraggono spesso antiche leggende e i personaggi sono ripetuti sempre uguali e non avendo uno stile personale ogni disegno potrebbe essere fatto da un qualsiasi miniaturista. Comunque una differenza c'è sempre perché ogni bottega di miniatura ha un proprio stile.

L'autore si sofferma anche troppo nel racconto delle leggende riportando nomi e avvenimenti a noi poco noti che rendono a tratti noiosa la lettura.

Le parti più belle sono quelle dell'amore tra Sekure e Nero, che ha alterne fortune e mostra lo scambio di lettere furtivo per nascondersi dal padre contrario all'unione. Sekure è comunque una giovane donna che non riesce a capire bene ciò che vuole e che si sente legata anche alla famiglia del marito e soprattutto al cognato che la vorrebbe come moglie.
Ancora una volta Pamuk scrive un romanzo in cui si vedono raffrontate le tradizioni del suo Paese con quelle occidentali e che permette di conoscere antiche usanze e un popolo.

Quello che mi ha colpito è il racconto di atteggiamenti omosessuali che sembrerebbero consuetudinari tra gli uomini ma se tali attenzioni sono rivolte a un giovane si potrebbe parlare di pedofilia, che sembra "normale" nelle botteghe.

Una curiosità: nel libro molti personaggi sono nominati col titolo di Effendi e ho trovato che in Turchia corrisponde all'italiano Signore o Maestro.

Il mio nome è rosso (Benim Adım Kırmızı)
Orhan Pamuk
Editore: Einaudi
Anno: 1998
Pagine: 456

2 commenti:

  1. Ciao Stefania, tu proponi sempre dei libri interessanti, anche questo autore non lo conoscevo. Tu poi racconti bene i libri e non è per niente facile, o si dice troppo, o troppo poco! Invece tu sai calibrare bene la recensione. Io prendo molti libri in biblioteca, se non c'è farò l'ennesima richiesta di acquisto! Oppure lo comprerò. brava Stefania!

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  2. Grazie per i complimenti. Anch'io prendevo molti libri in prestito in biblioteca quando lavoravo lì vicino, ora mi è scomodo andarci.

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